E’ la “mission” dei partiti ad essere (diventata) insopportabile, più dei vizi della casta
5 AGO 20

Brutalmente, la “mission” dei partiti politici si è andata declinando nel tempo nella mera risposta alla domanda: quanta fiscalità esigere e da chi, per quanta e quale spesa pubblica effettuare ed a favore di chi. Presiede a tale mission l’idea malsana per la quale il perseguimento del bene comune passi, essenzialmente, per la redistribuzione della ricchezza prodotta dalla collettività degli amministrati nella misura, teoricamente illimitata, funzionale alla soddisfazione dei bisogni che ogni partito ritiene di dover garantire, in competizione con gli altri, al proprio bacino di consenso elettorale. E’ questa “fascinazione” ideologica che rende insopportabile il costo della “politica”, molto più del pur irritante ed odioso malcostume predatorio di pur ampie rappresentanze della cd. casta: “insopportabile” perché geneticamente programmato per alimentare un sistema strutturale di rincorsa alla demagogia dei “diritti” e delle pretese di ciascuno che, fatalmente, si scontra prima o poi con la realtà dei doveri di tutti, specialmente degli “uomini di buona volontà” (e, non a caso, drammaticamente senza rappresentanza).